Irritazione come pioppi a primavera
In primavera rinasce la natura, e con lei viene allo scoperto il cattivo gusto dell’umanità spicciola.
Mi irriti, uomo che indossi le Hogan.
Mi irriti, donna con in braccio un abbaiante cane topo.
Mi irriti, rivista, quando dici che la nuova moda capelli è il wet look: non lo sai che per colpa tua le persone smetteranno di lavarsi il cuoio capelluto?
Mi irriti, pendolare, quando alle otto del mattino intavoli lunghissimi scambi telefonici con una persona a cui, probabilmente, non gliene frega niente di quello che dici.
Brezsny, avevi ragione.
La mosca della consapevolezza
Faccio parte di quella categoria di persone capaci di dispensare consigli, accogliere confidenze senza giudicare e consolare quando se ne presenta la necessità.
Far parte di questa categoria di ominidi, tuttavia, significa essere completamente incapaci di gestire la propria, di vita.
Guardo gli altri e le altrui situazioni dalla giusta distanza critica e faccio della mia stessa esistenza una pozzanghera ricolma di acqua sporca e mozziconi: oscillo tra ardore e aridità, mangio apatia a colazione e vomito struggimento quando mi metto il pigiama la sera.
Ecco, io vorrei che non arrivasse mai la sera, perché è quando cala la notte che la mosca della consapevolezza, fastidiosa, comincia a ronzare nella mia scatola cranica.
First Love Never Die
Cosa mi manca di più? La purezza.
Nevica silenzio
Neve, finalmente. E con lei il silenzio che, scendendo ovattato dal cielo, si amplifica intorno e dentro di me.
Mi piace sentirla scendere, la neve. Mi piace seguire con lo sguardo il percorso di un singolo fiocco per poi perderlo, nascosto tra mille altri tutti uguali.
Mi piace camminare per strada quando non ci sono ancora le impronte di esseri umani e veicoli a motore e sentire il rumore smorzato ma allo stesso tempo dilatato dei miei piedi sul terreno.
E’ un silenzio che arriva da fuori e, raggiungendo le mie orecchie, mi purifica e mi fa sorridere di tutto e di niente in particolare.
E se già vi lamentate pensando alle strade ingombre, ai rallentamenti del traffico mattutino, alle scarpe bagnate e ai fiocchi che si attaccano alla giacca, l’unico consiglio che posso darvi è di affacciarvi alla finestra e, da soli, stare a guardare semplicemente i fiocchi che cadono.
Tra musica e baci, ricordo
Instancabilmente mi accompagna in ogni mio spostamento. In formato liofilizzato o diffusa direttamente nell’aere, la mia esistenza è permeata da musica.
Confluisce per osmosi e definisce stati d’animo e situazioni senza mai essere fuori luogo. Tanto che, se dovessi pensare alla mia disastrosa vita sentimentale potrei associare canzoni, cantanti o band ad ogni fidanzato o flirt.
Un primissimo amore formato borchie e capelli colorati cosa poteva avere come colonna sonora se non la discografia dei Nofx? Primi baci, primi poghi, primi concerti e prime speranze infrante.
Il primo vero, lungo e, sul finire, tormentato amore. Che, se ci penso, mi viene in mente ‘misantropo a senso unico‘ (!!!) dei Cripple Bastards: trasferte lunghissime a bordo del mio defunto pandino per raggiungere concerti e intere giornate passate a letto, cambiando vinili sul girardischi con un’onnipresente nube di fumo intorno a noi.
Un bacio fuori dal cinema, l’arrivo della primavera, una cotta che che ti toglie il fiato e che, con gli anni, prende una ben diversa forma. ‘Swing life away‘, per dirla con i Rise Against.
Tre anni e mezzo a cavallo di tre regioni, chilometri e chilometri di binari macinati in treno, in macchina e in aereo. Tante canzoni, tutte diverse tra loro, tanti dischi dei generi più disparati e, sullo sfondo, una costante nota malinconica. Against Me!, Pints of Guinness Make You Strong, forse, per dirla in musica.
E poi sentirsi rinascere, ritrovarsi avvolti nel desiderio in uno strascico di estate che sembrava non volesse finire. Giunta al termine, ha lasciato il posto il posto a nebbia e gelo. Fix You, Coldplay.
Sento puzza di 2012
Alla fine è arrivato con tutta la sua carica apocalittica da fine umanità.
Il 2012 ha fatto capolino e con lui l’ansia da ultima apparizione è diventata palpabile, tanto che gli onori delle cronache musicali e mediatiche mediamente underground sono state interamente occupate da diverse notizie, tutte riassumibili in una sola (e talvolta aberrante) parola: reunion.
Gruppi storici che, dopo anni o decenni di separazione, decidono di calcare nuovamente i palchi prima dell’avverarsi della temuta (?) profezia.
At The Drive In, Refused, Verse, Have Heart e i vecchietti Black Sabbath alcuni tra i tanti.
A me, personalmente, di queste reunion può fregarmene tanto o poco. Non è questo il punto.
Il problema sta nella conseguenza sociale e, lo ammetto, puramente personale del fenomeno: la mia bacheca di Facebook completamente invasa da esultanze di vario genere, link monotematici e emoticon pericolosamente kawaii.
Preferivo il fake di Iva Zanicchi che defecava in studio o il bellissimo videoclip iraniano qui sotto.
Volli, volli, fortissimamente volli
Altro che incatenarmi alla sedia e farmi rasare i capelli solo da un lato.
La mia forza di volontà necessiterebbe di un miracolo.
Ma magari
Magari.
Magari leggessi i libri di Fabio Volo e li trovassi piacevoli, oltre che geniali.
Magari mi piacesse Moccia e mi rispecchiassi nelle sue storie.
Magari facessi parte della generazione di The club che, nel dubbio, ama.
Magari mi chiudessi in casa a guardare il Grande Fratello per gioire e piangere lacrime formato soap opera.
Magari sbagliassi i congiuntivi e fossi inconsapevole della sua guerra (persa) contro l’indicativo imperante.
Magari mi piacesse la french manicure e mi scambiassi pareri e consigli con le mie amiche, tutte sposate, tutte madri, tutte felici della spesa al centro commerciale il sabato pomeriggio.
Magari il mio ideale di vacanza fosse il tutto incluso, il villaggio e l’ordine degli ombrelloni cromaticamente piacevoli alla vista ma che ti tolgono la vista del paesaggio.
Magari ridessi alle battute della defunta coppia Christian De Sica/Massimo Boldi formato cinepanettone.
Magari albergasse in me un po’ di inconsapevolezza.
Magari mi liberassi da tutta questa amarezza.
Silenzio
A volte è come scalare una montagna a mani nude, arrivare in cima e non sentirsi appagati neanche dal paesaggio.
Una delle prime cose che i bambini imparano, una delle poche cose che gli adulti non sanno dosare o utilizzare quando ce n’è veramente bisogno.
Parole. Dolci come il miele, affilate come coltelli, soavi come poesia, sprezzanti come cinismo.
E’ parlando che tutto comincia, e parlando tutto finisce.
Ed è il silenzio che segue le parole l’aspetto più disarmante.
Figure di merda? Predisposizione genetica
Sopraggiunge, inesorabile, il Natale. E con le canzoni a tema e i regali ancora da fare non poteva mancare la cena aziendale.
Tengo in mano un calice di vino bianco tutto bollicine e cerco di darmi un inesistente tono in una location che mi fa rimpiangere di non essere nata nell’Upper East Side e di avere, conseguentemente, il corredo genetico adatto alle occasioni mondane.
Ed è proprio nelle situazioni ufficiali che riesco a dare il meglio di me in materia di figure di merda.
Chiacchiero amabilmente con un gruppo di colleghi quando il discorso si sposta su quanto rosa sia l’universo di Camomilla Milano.
Uffici rosa, accessori rosa, vestiti rosa per un cosmo a misura di cervelli di rosa tinteggiati: un mondo rosa per un altrettanto ovvio sitoweb di rosa vestito.
Collega: l’hai visto il sito di Camomilla?
Me tapina: Si… Megabrutto!
Collega: …
Me tapina: ?
Collega: l’ho fatto io…
Si sta come d’inverno sui pini gli aghi
