Post pattumiera emotiva. Perchè leccarsi le ferite è bello.
Malinconia allo stato puro. Non si tratta di malinconia distillata. Malinconia che sgorga dalla sorgente. Naturalmente frizzante. Senza aggiunta di anidride carbonica.
Perchè mi lascio prendere da cosesituazioni che non hanno ragion d’essere. Perchè sognare mi è connaturale. Perchè apro la porta di camera mia e mi ritrovo nell’isola che non c’è. Seconda stella a destra, dritto fino al mattino.
Dove non si cresce mai. Dove il pensiero è ottimisticamente ottimista. Dove puoi fermare gli attimi e farli rivivere dentro di te.
Nella sezione memoria schiacci il tasto riavvolgi. Scegli il punto che ti emoziona. E fermi l’immagine. Metti in pausa. E staresti ore fermo, immobile, sorridente. A guardare quell’immagine.
Che tuttavia emoziona solo te. Ti riempie di beatitudine fino alle lacrime. Senza nessun motivo razionale. E’ la visceralità del momento che ti prende.
E’ il non sapere tutto fino in fondo.
Quando ci sei solo tu. E la situazione. Il tutto chiuso ermeticamente. Nulla infastidisce la quiete.
Perchè io chiudo gli occhi e ripercorro. Mi ritrovo a sorridere e poi a sentirmi soffocare perchè quel briciolo di razionalità che sopravvive in me, mi lancia violentemente la realtà addosso.
Perchè so che continuerò fino alla lacerazione di me stessa.
Non saprò mai dire di no ad una cosa che può darmi anche solo dieci minuti di piacere e tranquillità mentale ed emotiva. A costo di passare il resto della giornata a lacerarmi nel dubbio.
Mi dicono che me le cerco. E che non devo lamentarmi. Che gli altri si comportano male. Ma dentro di me i patti sono chiari. Nessuno ha nessuna colpa.
E’ una questione di scelte. Io brucio. Io voglio tutto. Subito.
Io voglio sentire. E custodire dentro di me momenti che saranno immortali. Perchè ogni persona, ogni situazione mi da qualcosa. E se non vengo capita, amen. A volte nemmeno io mi capisco. Perchè gli stilemi di comportamento socialmente condivisi e accettati sono una tortura per la nostra già labile "Libertà".
E quando io racconto quello che mi succede e la tristezza si impossessa di me e mi viene detto "l’hai scelto tu, non ti devi lamentare", io non smetterò mai di ripetere il mio cavallo di battaglia: "io non mi sto lamentando".
Io racconto. E se il racconto provoca in me stati di tristezza, io sarò triste. Non è un lamento. Perchè non serve a niente.

E se non si capisce nulla di quello che ho scritto, l’importante è che lo capisca io.

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About pattumieraemotiva

Si sta come d'estate sui cactus le spine

3 responses to “”

  1. paciuko says :

    “Dove non si cresce mai. ”

    Dalle parti del “modus procedendi ” del mio pensiero?
    😉

  2. anonimo says :

    we’ve got
    something kinda funny goin on
    we got it uhuuu huuuuhu

    jacopo

  3. anonimo says :

    grande la seresere, come sempre spacca il culo!
    solo per te 😉
    Lou

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