Occhi serrati che fanno fatica ad aprirsi. Ma ogni mattina quel rumore elettronico ti sveglia. Il braccio ormai ha imparato le proporzioni, lo spazio che dista tra te e l’assenza di quel rumore.
Ogni mattina spegni la sveglia.
Occhi serrati che fanno fatica ad aprirsi. Indulgere nel torpore narcotizzante dei sogni, che cerchi di far rivivere ancora dieci minuti,  prima che la realtà prenda pieno possesso del tuo sistema nervoso. Prima che la luce filtri troppo violentemente nei tuoi occhi ancora chiusi.
Occhi serrati che fanno fatica ad aprirsi. Quando i rumori provenienti da un altrove reale cominciano ad essere percepiti dalle tue orecchie. Quando vorresti che intorno a te ci fosse solamente il nulla.
Occhi serrati che fanno fatica ad aprirsi. Quando il corpo reclama il fatto di essere vivente. Di aver bisogno di sostentamento energetico.
Ti alzi.
Bisogni corporali. Latte a scaldare. La vestizione. Il lavaggio.
Eppure ti senti disorientata all’interno dell’abitudine. Un alone di indifferenza davanti ai tuoi occhi. Un’indifferenza non familiare.
Nessun peso sul tuo cuore. Ti senti leggera. Svuotata.
Azioni stranamente meccaniche.
Ti ricordi solo quanto avevi pianto ieri sera. Fino allo sfinimento. Poi il nulla.
Odore di bruciato. Ti alzi dalla sedia. Con calma. Il caffè. Te lo sei dimenticato sul fuoco. Non sei arrabbiata. Non piangi dal nervoso. Non imprechi. Semplice costatazione.
Esci di casa.
Giornata lavorativa. Traffico. Caos. La fretta.
Stessa espressione sul tuo viso. Nessn cambiamento. La mimica facciale non sai più cosa sia. O semplicemente non serve più.
Azioni stranamente meccaniche.
Mendicante all’angolo della strada. Moneta abituale. Non provi pietà.
Oggi è tutto diverso.
Azioni stranamente meccaniche.
Solite otto ore lavorative. Imperturbabile. Un iceberg umano.
Percorso luogo di lavoro-casa in tranquillità. Solita sigaretta.
Azioni stranamente meccaniche.
Non hai voglia di parlare con nessuno. Senti che in ogni caso non ti farebbe nè ridere nè piangere.
Oggi è tutto diverso.
Ricordi solo che ieri sera hai pianto. Fino allo sfinimento. Poi il nulla.
Ma oggi sei stranamente consapevole. Consapevole del fatto che non avresti versato lacrime. Mai più.
Consapevolezza ingiustificata. Forse.
Pensieri che saettano nella tua mente mentre sali le scale. Mentre infili le chiavi nella porta. Mentre ti rendi conto di aver fame (ancora fame). Mentre apri il freezer. Mentre cerchi un qualcosa di commestibile da trasformare in calore corporeo. Mentre vedi uno strano sacchettino,  accuratamente ripiegato e nascosto in un angolo del cassetto frigo. Mente lo apri. Mentre ti rendi conto che si tratta del tuo cuore. Congelato.

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About pattumieraemotiva

Si sta come d'estate sui cactus le spine

2 responses to “”

  1. lostanddelirious says :

    Ti capisco… L’ho provato anch’io, ma non ricordo se c’è qualcosa che potrei dire… Magari per tirarti un pò su… Ma forse non c’è nulla da dire…
    Solo una cosa… Non è vero che non verserai lacrime mai più…
    Ma andrà meglio, prima o poi…
    Ah, comunque ciao… 🙂

  2. zoeofoz says :

    uhhhhhh sei tornata tra i bloggers? 🙂
    comunque è un raccontino.. autobiografico forse che si forse che no..

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