E’ inutile che mi sforzi. Io non sono una persona poetica. Leggo parole altrui e nella mia mente i neuroni fanno delle "ole" che neanche l’arena di Verona all’ultima puntata del festivalbar si sognerebbe.
Tale malattia prende il nome di "scarsa autostima".
Oggi poi, che la parola scritta è alla mercè di tutti, è una tortura per i melodrammatici della mia specie. La congiura è che ovunque volgi lo sguardo, (ovvero da sinistra a destra dello schermo), trovi frasi ben fatte (o almeno sembra a te), periodi lunghi, articolati ma stranamente comprensibili (o almeno sembra a te) e addirittura i punti e virgola, che non si sa mai come posizionarli!
Almeno se leggo un libro sono colpita dall’autoritarismo della carta stampata, salvo poi accorgermi che si tratta di un libro di Bruno Vespa.
E’ un flusso continuo di parole virtuali, un click clack ininterrotto. Rimbomba intorno a me.
Quindi sono due le cose, o il mondo si munisce di tastiere silenziose affinchè io faccia finta di non sentire, oppure vi prendete tutti quanti una bella pausa per permettere alla mia mente una tregua costruttiva.

E rimane il fatto che io voglia una sigaretta.

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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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