Il momento dell’illuminazione, essenzialmente, è stato quello in cui il mio corpo evacuava liquido giallognolo (comunemente chiamato urina) nel bagno del pub.
Mi è venuto in mente che alla fine della fiera non mi piace il fatto che chicchessia legga i miei deliri mentali in questo angolo di pseudoanomimato virtuale. Spesso mi si chiedono spiegazioni.
La baracca nacque essenzialmente come sfogo barra pattumiera emotiva. Per i momenti in cui le parole, invece che procedere verso le corde vocali, procedono verso lo stomaco provocandoti il fastidioso groppone.
Elimino il groppone facendo leggere fatti miei a persone che non conosco.
Ma il teorema dell’anonimato del ricevente è stato smentito. Spesso sopraggiunge un feedback.
E il fatto di scrivere in questo angolo di paradiso codeste parole mi fa entrare nel circolo vizioso della donna che bastonò il cane che inseguì il gatto che si mangiò il topo che la mia bisonna comprò alla fiera del nord est.
D’ora in poi affiderò i miei messaggi a delle bottiglie di vetro di rigoroso colore verde che getterò a turno nel villoresi, nel seveso e nel lambro. E di tanto in tanto nel Ticino.

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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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