Quasi senza neanche accorgermene, ogni qual volta sono catapultata al di fuori dell’ambiente casalingo per mia o per altrui iniziativa, mi diletto nell’attività del people watching.
Diretta conseguenza di questo involontario passatempo è il subliminale paragone tra me medesima e la restante popolazione. E per restante popolazione voglio intendere soprattutto, e quasi esclusivamente, gli esseri umani di sesso femminile.
Esse appaiono ai miei occhi come evanescenti esseri dotati di leggiadria e sbarluccichio negli occhi, circondati da aloni di glitter e chissà quale altra polverina/cremina, che abbellisce il loro viso senza brufoli postadolescenziali. E tale evanescente leggiadria la ritrovo anche in quelle pulzelle che oggettivamente non possono aspirare ad entrare nell’olimpo delle fighe di legno.
Ed è proprio a questo punto che entrano in scena, dopo il pomposo aprirsi del sipario dei miei pensieri, le considerazioni sulla mia persona.
Poichè è assolutamente inutile compiere, personalmente parlando,  alcuno sforzo nella direzione dello sbarluccichio complice: non ne sono capace. Perchè me lo dice anche la madre che la femminilità non alberga nel mio corpo. Perchè anche con una gonna mi nascondo dentro i vestiti. Perchè è inutile pensare a quasivoglia restyling della mia persona: indosserei sempre i miei soliti quattro stracci, e quelli nuovi diventerebbero un vivaio di acari.
Fosse solo l’aspetto esteriore poi. Potrei affidarmi alle amorevoli cure delle amiche per aspirare ad entrare nel mondo della femminilità, ma neanche Cristina Parodi col suo best seller "galateo" potrebbe redimermi.
Ammiro molto quelle esponenti del genere femminile che anche dopo una giornata al limite della decenza conservano la stessa compostezza esteriore del dopo docciadopo truccodopo parrucco.
Mentre io, mezz’ora dopo aver oltrepassato l’uscio della mia dimora,  sono già vittima della matita nera colata e sbavata.
Tutto ciò per dire che è da parecchio tempo che l’autostima è fissa ai minimi storici, stentando a risalire per raggiungere un livello socialmente accettabile; tanto che non consideravo, e non considero tuttora, la mia persona come attraente per il prossimo.
Anzi. Da un po’ di tempo a questa parte rimugino sulla possibilità che il pianeta mi reputi asessuata.
Tuttavia, l’assunto è stato, in un certo qual modo, smentito. E non per mia iniziativa (sarebbe troppo facile altrimenti).
Ma in ogni caso non era quello che volevo, non è quello che voglio, e penso che non sia quello che vorrò.
Penso che ciò che vorrei rimarrà chiuso nella mia testa, o nel mio cuore. E quando succederà qualcosa che inevitabilmente accadrà, io sarò in un angolino a pseudorosicare ondeggiando tra l’essere altruisticamente contenta per la felicità altrui, e il folle desiderio di essere al suo posto.
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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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