E’ come se si stesse distruggendo tutto lentamente. Così lentamente che quasi non me ne accorgo.
Il subconscio forse se n’è reso conto, trasformando lo sgretolamento in nervosismo, il vuoto in apatia, l’assenza in finta presenza: sento tutti lontani, non per mia volontà.
    Creo falsi diversivi, falsi gesti di dolcezza per permeare il mio intimo di equilibrio, equilibrio periodicamente scosso da cause sempre diverse.
Mi creo degli alibi.
    Poi, quando potrei spiegare ogni cosa, mi mancano le parole. E ogni volta che mi mancano le parole si costruisce una sempre più falsa facciata di me. Mi si pittura addosso sempre lo stesso colore e io quasi mi ci sto adeguando, a quel colore.
Mi piacerebbe, forse, incontrare un buon imbianchino, per una volta. Uno che sappia fare il suo mestiere. Un imbianchino che non si limiti solamente a coprire lo sporco e il colore che il pianeta mi pittura addosso con una temporanea passata di bianco. Vorrei che raschiasse via quello che c’è sotto, che coprisse i buchi con lo stucco e aggiustasse le crepe.

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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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