I MARPIONI DEL PRIMO GENNAIO

Eccoci qui nel 2008. Anno Pari. Anno bisesto che però non sarà anno funesto.
Il 2007 è finito nell’unico modo in cui poteva finire, ovvero con la rottura della caldaia un’ora prima della partenza, col mio piercing che sparisce nel buco nero del lavandino, con l’acqua dello stesso che non scende più perchè si è otturato il sifone, col mio improvvisarmi idraulica. Si parte con tre ore di ritardo, coll’unica consolazione del pensiero che la mia casa sabauda ci avrebbe accolto con una bottiglia di martini bianco, per cominciare al meglio la nostra discesa verso gli inferi.
Ma ecco che ritorna, nella storia della mia vita, il coinquilino mr simpatia: porta di casa aperta senza nessuno dentro, la finestra della mia stanza spalancata, i pinguini che ballavano la polka e, soprattutto, la bottiglia di martini finita, le mie merendine mangiate, le bottiglie di acqua finite, il caffè finito.
Solo a quel punto la mia bile è diventata nera come la pece, dal suo abituale colore verde petrolio.
Ma, tra un’imprecazione e l’altra la serata è cominciata e, benché non possedessimo la nostra indispensabile bottiglia di martini bianco, io e le mie compari abbiamo potuto dare inzio alla nostra personalissima discesa verso gli inferi.
Nel corso della serata il mio aspetto esteriore si è mantenuto miracolosamente accettabile. La sindrome della matita sbavata mi ha dato finalmente tregua e io ho potuto rendermi ridicola, completamente a mio agio nel mio involucro corporeo.
Ma degno di nota non è tanto il resoconto della serata, quanto il ritorno verso le lande lombarde.
Ferme all’autogrill, munite di tattici occhiali da sole per nascondere l’occhiaia, abbiamo osato rivolgere una silenziosa  battuta a una pattuglia ferma vicino a noi.
Quello è stato l’inizio della nostra fine.
E’ capitato spesso di essere vittima di marpionamenti da semaforo rosso, di sguardi compiaciuti provenienti da altre auto ferme in mezzo al traffico. Ma non  era mai capitato che i marpionatori fossero alla guida di un’auto della polizia italiana.
Con le luci della sirena accese ci hanno scortato per chilometri e chilometri, rivolgendoci sorrisi ed eloquenti sguardi.  Ma mi sono sentita morire dentro solo nel momento in cui hanno estratto la paletta per farci accostare. A noi, quattro innocue donzelle in condizioni psicofisiche da guinness dei primati.
L’accusa era quella di esserci prese gioco di loro, indirizzando battute e risate alle loro persone. Di aver mancato di rispetto al sacro istituto della polizia italiana. Si lamentavano anche del fatto che andassi piano in macchina, che se acceleravo mica ci davano la multa.
Se l’avessi avuto con me, avrei sventolato sotto i loro nasi il mio celebre cartellino sdegno.

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About pattumieraemotiva

Si sta come d'estate sui cactus le spine

One response to “”

  1. anonimo says :

    shame on them!!

    😀

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