LA PROSSIMA VOLTA CHE ELUCUBRO… FERMATEMI.

Un anno fa, di questi tempi, ero nel pieno della movida post laurea. Uscite, vodka lemon e amici. Ero anche una persona equilibrata, allora. Talmente equilibrata che elucubravo razionalmente su cosa avrei potuto fare di me stessa, e il ripetuto pensare mi ha portato a quello che faccio adesso.
Ovvero decidere chi, tra Ilaria e Carlotta, deve morire, e cosa far fare a Tristano il vampiro umano.
Passo le mie giornate all’interno di una prigione di parole e la sera sono talmente stanca che posso solo guardarmi prison break. Non ho neanche il piacere di ottenere risultati soddisfacenti: sputo sangue e nessuno lo raccoglie.
Detto molto cinematograficamente, questo è uno di quei classici momenti in cui tua madre ti mette la mano sulla spalla per dirti ‘Ecco. Ora devi camminare da sola’. Io guardo la mano sulla spalla, la fisso per qualche secondo per poi volgere i miei occhi in quelli di mia madre: ‘ma anche no!’
Datemi almeno un compagno di viaggio per evadere da questo esilio. E’ chiedere troppo?

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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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