FAVOLA SOCIALISTA (?)

Oggi abbiamo giocato col binomio fantastico. Ne sono uscite delle storielle che evidenziano la nostra poca sanità mentale in questo periodo. Le persone affette da cromosoma Y hanno altresì fatto molte allusioni sessuali.
Le mie parole erano ‘piccionaia’ e ‘ladro’. 15 minuti per inventare qualcosa di sensato.
Ecco la mia scadente produzione scritta.

I ghiacci si erano sciolti. Le calotte polari, ormai, non esistevano più.
I paesi rimasti completamente intatti erano pochi e l’Italia erano uno fra questi: le Alpi avevano creato una solida barriera all’incessante avanzare dell’acqua.
L’economia era allo stremo e la carestia alle porte. Il cibo scarseggiava e l’uomo moderno, non più abituato a procurarsi autonomamente il pasto quotidiano, sostava senza particolari slanci davanti ai supermercati ormai vuoti.
A Milano le persone ciondolavano, impegnate in sacri pellegrinaggi da un market all’altro. Ma, calate le tenebre, tornavano a casa con i sacchetti semivuoti.
Marcello era un barbone, ed era abituato alla costante povertà e mancanza di cibo. Seduto sul suo cartone, osservava quelle persone che un tempo si consideravano civili, litigare per un misero tozzo di pane. In quel momento erano tutti come lui.
Marcello prese a camminare per la città, come aveva sempre fatto.
In piazza Duomo, seduto sui gradini antistanti alla cattedrale, pensò che i piccioni erano gli unici esseri viventi a non aver mutato le loro millenarie abitudini: tubavano, come sempre avevano fatto.
Alle sue spalle, le grandi porte della cattedrale erano spalancate: l’interno era stato saccheggiato; su tutto regnava un completo stato di abbandono.
Marcello decise di concedersi una passeggiata all’interno, lui che non aveva mai avuto la possibilità di calpestare quesi sacri pavimenti.
Giunto davanti all’altare, vide un piccione intento a beccare gli esigui resti di un’ostia spezzata, chissà quanto tempo prima, da un vescovo.
A marcello si illuminarono gli occhi. Recuperato un grande scialle nero, abbandonato su una panca, si precitò fuori, sulla piazza.
Per tutto il giorno fece spola tra la cattedrale e il grande piazzale antistante: al tramono l’interno della chiesa era colmo di stormi di piccioni, appollaiati sulle statue e sulle sporgenze delle pareti.
Ripulita l’intera piazza, sistemò un cartello di legno sopra l’entrata principale del Duomo: "Piccionaia da Marcello. E’ consentito il baratto."

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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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