MELASSA E CARAMELLO

Hai dovuto scavare nelle fondamenta della montagna più alta. Piano, lentamente.
Poco a poco la montagna ha cominciato a sgretolarsi, dal basso. La polvere era davvero poca.
Ma quando hai grattato via l’ultimo pezzo dell’ultima colonna portante, la montagna è venuta giù facendo un gran polverone: non vedevo niente, davanti a me. A malapena distinguevo le ombre delle cose, le persone le confondevo, facevo fatica a riconoscere gli oggetti che mi avrebbero fatto male. Li prendevo in mano, e mi ferivo.
Poi una mano tesa mi ha afferrato, dolcemente. Non vedevo il tuo volto, ma capivo che eri ferito anche tu.
Il polverone calava, e noi continuavamo a camminare insieme, mano nella mano e le nostre ferite, col tempo, si sono reciprocamente sanate.
La polvere, poi, è scomparsa e finalmente ho potuto vedere il tuo volto. Ti avevo già conosciuto, ma era come se ti vedessi per la prima volta.
E adesso non smetterò mai più di guardarti.
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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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