CASIMIRO IL VAMPIRO
(ovvero un progetto di cortometraggio di animazione scritto tempo fa)

Il viso pallido di Casimiro è illuminato esclusivamente dalla luce delle candele, unica fonte luminosa all’interno della stanza. Seduto sulla sua poltrona ricoperta di velluto nero, Casimiro preme le sue ossute mani in corrispondenza dello stomaco: la pressione delle dita, però, non arresta i rumorosi crampi della fame. Con poca convinzione si infila ai piedi le pantofole a forma di pipistrello e si alza dalla poltrona, per trascinarsi fino alla cucina.
Deciso, apre lo sportello del frigorifero ma lo spettacolo che si presenta ai suoi occhi è quanto mai desolante: i ripiani sono semivuoti, solo qualche piccolo recipiente che un tempo doveva contenere del liquido rossastro. Casimiro chiude avvilito il frigorifero e, rapido, afferra una mantellina nera dall’appendiabiti per poi spegnere, una a una, le candele accese, facendo piombare la stanza nel buio assoluto.
Il corpo di Casimiro, testa compresa, è coperto dalla mantellina nera; dal cappuccio fuoriescono solo i suoi riccioluti capelli, che fanno rimanere in ombra i lineamenti incavati del viso. Casimiro cammina per strada, a testa bassa: le strade della città sono deserte e alle saracinesche abbassate dei negozi sono appesi cartelli che recitano “Chiuso per ferie”; le persiane alle finestre degli alti palazzi che si ergono ai lati dei marciapiedi sono chiuse, alcune, addirittura, serrate con dei catenacci. A Casimiro sembra di essere l’unico abitante della città: solo e, per di più, affamato.
D’improvviso le persiane delle finestre si tingono di blu intermittente: Casimiro abbassa lo sguardo per volgerlo alla fine del marciapiede: l’intera strada è tinta di quel colore dall’ignota provenienza. Casimiro aumenta il passo per arrivare rapidamente la fine della strada e, una volta raggiunto l’incrocio, la sua curiosità viene soddisfatta: dalle autoambulanze dai lampeggianti accesi scendono alcuni paramedici che presto cominciano ad affaccendarsi su due auto accartocciate l’una sull’altra. Curioso, Casimiro
guarda all’interno di una delle due autoambulanze, i cui sportelli erano stati lasciati aperti dai paramedici. L’attenzione di Casimiro è subito catturata da due sacche di sangue: alla vista di quel cibo sottovuoto pronto all’uso si passa meccanicamente la lingua sulle labbra pallide, che rivelando due appuntiti canini; un rigolo di bava cola dall’angolo della sua bocca. Il vampiro rimane imbambolato di fronte alla quella visione e alla conseguente idea di sazietà che essa evoca; è talmente imbambolato che ben presto l’ambulanza, chiusi gli sportelli, parte a sirene spiegate, sgommando sul caldo asfalto: il rumore delle sirene echeggia nel silenzio della città semideserta.
Casimiro nonostante i crampi della fame fa uno sforzo e, trasformatosi in pipistrello, si mette all’inseguimento della sua cena.

Giunto al piazzale dell’ospedale, luogo in cui l’ambulanza aveva fermato la sua corsa, Casimiro, in punta di piedi, si acquatta dietro un cespuglio: nascosto, aspetta che paramedici e feriti abbandonino l’abitacolo per avere, finalmente, via libera sulle sacche di sangue. A passi felpati, coprendo il suo corpo con la mantellina nera, raggiunge l’ambulanza. Circumnaviga la carrozzeria guardandosi sospettosamente attorno. Giunge davanti al portellone posteriore. Mette, lento e tremante, una mano sulla maniglia e il “Tac”
dell’ingranaggio che si muove lo fa sussultare. Con uno “sccchh” ordina alla maniglia di fare silenzio. Finalmente riesce ad entrare nell’abitacolo: frenetico cerca la sua cena ma, delle sacche di sangue, neanche l’ombra. Cerca dappertutto, apre tutti gli sportelli dai quali, però, escono solo metri e metri di garza sterile e batuffoli di cotone. Sconsolato, Casimiro, scende dall’ambulanza e il suo aspetto, ora, non è tanto quello di un vampiro, quanto quello di una mummia, visti i metri di garza con i quali si è sbadatamente attorcigliato. Liberatosi da quell’involucro di bianco tessuto sterile, il vampiro si siede avvilito sull’asfalto: era a pochi passi dalla sua cena e se l’era fatta sfuggire come un novellino. Ma, d’improvviso un’idea gli attraversa la mente: è un vampiro e, come tale, il suo olfatto è supersviluppato. Casimiro, come un segugio, comincia a fiutare l’aria per poi rannicchiarsi e seguire la pista a quattro zampe. A carponi odora l’asfalto, raggiunge le porte automatiche dell’ospedale e le oltrepassa mantenendo sempre il naso fisso sul pavimento, incurante di quello che la gente possa pensare di lui.
Il suo passaggio a quattro zampe per i corridoi dell’ospedale provoca molti sguardi incuriositi da parte delle infermiere e degli inservienti, i quali osservano disgustati la striscia di bava che Casimiro sta lasciando dietro di sé. Un uomo delle pulizie, alto e robusto, con lunghi capelli lisci e auricolari che sprigionano nelle sue orecchie canzoni heavy metal, spazzolone alla mano, segue la scia di bava, per rimuoverla dai pavimenti. D’improvviso il vampiro arresta il suo cammino: alza lo sguardo verso una porta
socchiusa, dalla quale esce una penetrante sensazione di fresco sotto forma di vapore: si tratta di una cella frigorifera. Casimiro si alza in piedi e, finalmente, spalanca la porta; subito viene investito da un’ondata di freddo, che ricopre i suoi riccioluti capelli neri con un sottile strato di brina bianca. Il vampiro fa un passo indietro e, aperta la sua borsa, ne estrae cappello, sciarpa e guanti che, meticoloso, indossa. A testa alta varca la soglia della cella e si avvicina a una sacca di sangue appoggiata su un ripiano di metallo. L’etichetta della sacca riporta la scritta “sangue zero negativo”.
Casimiro guarda famelico il sangue contenuto all’interno della plastica e apre la bocca mostrando gli appuntiti canini. Avvicina la sacca ai denti quando, d’improvviso, la porta alle sue spalle viene spalancata: Casimiro, colto in fragrante da un infermiere, si gira di scatto e, in senso di protezione, nasconde la sacca di sangue dietro la schiena, cominciando a intonare un motivetto stonato, come se nulla fosse.
L’infermiere si avvicina a Casimiro e cerca di scoprire cosa stia nascondendo dietro la schiena; dopo vari tentativi di nascondere la sacca, il vampiro, avvilito, si arrende all’evidenza di essere stato scoperto e mostra al paramedico la refurtiva. Il paramedico afferra la sacca di sangue, controlla l’etichetta e si rivolge al vampiro con espressione stupita: «oh, è proprio il tipo si sangue che stavo cercando. Grazie! In questi casi il tempo è vitale…»
Il paramedico si volta e, di corsa, abbandona la cella frigorifera, lasciando Casimiro da solo con la sua fame. Il vampiro si guarda attorno e sottovoce, parlando quasi con se stesso per autoconvincersi, dice: «Questo sangue non è certo qui per me… »; lascia sconsolato la cella frigorifera, richiudendone la porta alle sue spalle; si incammina a testa bassa per i corridoi dell’ospedale col fine di guadagnare l’uscita e tornare verso casa.
Oltrepassate le porte automatiche una leggera brezza estiva gli accarezza i capelli e automaticamente il vampiro volge gli occhi alla luna piena. D’improvviso Casimiro si sente afferrare da dietro: neanche il tempo di girarsi che un uomo gli prende la mani fra le sue per poi abbracciarlo con trasporto: il sangue che Casimiro aveva donato al paramedico era riuscito a salvare la vita di suo figlio. L’uomo si sente in debito con Casimiro: può chiedergli qualunque cosa lui desideri, e farà in modo di procurargliela.
Casimiro è pensieroso ma un improvviso brontolio allo stomaco, un’idea geniale gli frulla per la testa : automaticamente il vampiro apre la bocca, scoprendo i canini e si avvicina famelico al collo dell’uomo.
L’uomo, però, scosta dolcemente Casimiro da sé. “Non è certo questa la soluzione… Seguimi”. Casimiro abbassa la testa, sconfitto.

L’uomo conduce Casimiro a casa sua e dopo una ripida scala, giungono davanti a una porta chiusa che l’uomo, prontamente spalaca, invitando il vampiro a varcarne la soglia.
I due si ritrovano in una buia soffitta, illuminata solamente dai raggi lunari provenienti da un’ampia finestra. L’uomo mette le mani sulle spalle di Casimiro. “Casimiro, ho da presentarti qualcuno che ti insegnerà a procurarti del cibo senza nuocere agli esseri umani”. Casimiro guarda dubbioso l’uomo, per poi volgere il suo sguardo all’ambiente circostante, che però non rivela la presenza di anima viva.
L’uomo spinge dolcemente Casimiro verso un angolo della soffitta in cui, a testa in giù, riposa un pipistrello. “Questo è Martufello il pipistrello! lui saprà insegnarti”. Martufello il pipistrello apre gli occhi e, riconoscendo in Casimiro un suo lontano parente, gli sorride ed esclama “qui l’ala fratello!”. Casimiro, fa segno di resa con le braccia e, trasformatosi in pipistrello, batte l’ala con Martufello, per poi seguirlo fuori dalla finestra.
Martufello e Casimiro sono appostati su un albero, non lontano da un lampione acceso attorno al quale svolazzano numerosissime zanzare. “Guarda e impara dal maestro” dice Martufello svolazzando in direzione del lampione. Il pipistrello fa mostra di grande bravura nella caccia, bravura accompagnata anche da uno stile brillante: con piroette e doppi avvitamenti riesce a ingurgitare con grazia numerossissime zanzare. Il pipistrello, saziata la sua fame, ritorna da Casimiro e, aperta un ala, lo invita ad andare a banchettare. Casimiro svolazza verso il lampione, voltandosi più volte per guardare il suo nuovo amico. Il vampiro ingurgita dubbioso la prima zanzara, per poi prenderci gusto. Casimiro, rivela, inoltre una dote innata nella caccia agli insetti.
Terminata la sua caccia torna verso Martufello, ringraziandolo di cuore con un sonoro “burp”.

Lo scritto è mio, e i diritti sono miei nè!
Annunci

Tag:

About pattumieraemotiva

Si sta come d'estate sui cactus le spine

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: