La dura vita del precario medio italiano

Oggi al call center hanno detto che domani qualcuno rimarrà a casa. Il fattore discriminante tra il rimanere a casa e l’andare a lavorare risiede nel concetto di disciplina e rendimento.

Io, personalmente, sono indisciplinata: chiacchiero, vado a fare la pipì non solo alla pausa e quando mi dimentico la ‘cena’ a casa mangio cipster avidamente (ma solo quando il telefono squilla a vuoto, sia chiaro).
Però faccio anche 9 interviste a sera.
In questo senso non so cosa aspettarmi. Riusciranno i nostri eroi a pagare l’affitto del prossimo mese?

Trovatemi un lavoro vero.

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About pattumieraemotiva

Si sta come d'estate sui cactus le spine

2 responses to “La dura vita del precario medio italiano”

  1. Pryzpadek says :

    Io lavoravo in un call center, nei mesi precedenti le elezioni per sapere i votanti. Dalle 19.50 alle 20.00 a buttare giù il telefono ero io (al secondo mese di lavoro) poi mi sono licenziata e quindi sto facendo la stessa cosa in forma cartacea: ossia quella che placca la gente fuori dalle case e chiede dei consumi alimentari. Però la rosa di insulti alla mia persona è diminuita.

  2. zoeofoz says :

    Ma devo dire che non ricevo molti insulti. Però è da un mese e mezzo che non ceno, lavorando dalle 17,30 alle 22.
    Che mondo difficile.

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