De rerum vulgarium fragmenta

La perfezione di un luogo ricolmo di libri polverosi, accatastati gli uni sugli altri, ordinati o alla rinfusa, passati di mano in mano e quindi pregni di esperienza vissuta o sognata a occhi aperti.

Camminare sovrappensiero, lasciarsi accarezzare dai titoli e dalle copertine e sentirsi,  sommariamente, in pace col globo intiero.

Ma l’orecchio, si sa, è un inconsapevole traditore delle aspettative.

 

SCENA UNICA – INT. – SALONE DEL LIBRO USATO – GIORNO

UOMO MEDIAMENTE SMARRITO
(Lo sguardo, atterrito, vaga tra i numerosi titoli presenti sulla bancarella per poi posarsi sul mastro libraro)
Mi scusi…

MASTRO LIBRAIO
Mi dica pure…

UOMO MEDIAMENTE SMARRITO
(rilassandosi alla vista del suddetto mastro)
Ha per caso i libri di Federico Mocc..
(l’uomo si interrompe bruscamente e contemporaneamente il viso del libraio si contorce in una smorfia di dolore)
No! mi scusi! Ho sbagliato autore!
(Evidente sollievo del mastro libraio)
Intendevo Fabio Volo!

MASTRO LIBRAIO
NO!

AKA De rerum vulgarium fragmenta

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Si sta come d'estate sui cactus le spine

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