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E se Mark Zuckerberg fosse una donna?

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Oggi Mark Zuckerberg si è mostrato al popolo italico indossando la sua divisa d’ordinanza. Maglietta grigia e jeans. Un look che, durante l’inverno, si arricchisce di una semplice felpa scura atta a proteggere le celebri membra dal freddo atmosferico circostante. Ho avuto modo di apprendere che questa divisa (da lui indossata ogni giorno della sua vita così come accaduto in passato con Steve Jobs) nasconde motivazioni ponderate su cui molte persone hanno riflettuto e altrettante hanno scritto,  inneggiando alla genialità della scelta stilistica: risparmiare tempo senza stressarsi con futili questioni riguardanti moda, oufit e guardaroba, così da guadagnare forze e facoltà mentali da incanalare, poi, in altri scopi, in questo caso il destino di Facebook. Ho inoltre appreso che si tratta di un modo per rendere se stessi un’icona, così da rendersi immediatamente riconoscibili al resto del mondo.

E se le case di moda e (probabilmente) le fashion blogger si indignano di fronte a cotanta sciatteria, gli illuminati del marketing celebrano la genialità della scelta osannando, ancora una volta, la fine mente di colui che, da ormai svariati anni, possiede gran parte della nostra vita online.

Ma il punto non è questo. Personalmente, di come si veste Zuckerberg, non me ne frega niente. Mentre riflettevo su un frivolo argomento come quello sopra descritto, nella mia mente si è formata un’immagine: e se Zuckerberg non si chiamasse Mark ma Darlene? E se il CEO di Facebook fosse una donna? E se questa donna si vestisse esattamente come Zuckerberg?

Certo, con i “se” non si va da nessuna parte, ma ho abbastanza fantasia (o senso della realtà) da immaginare un Zuckerberg donna in un mondo come quello in cui viviamo. Probabilmente si farebbe molta fatica a parlare di genialità della scelta stilistica o di “marketing” sulla persona. Sono quasi convinta che (molto più semplicemente) i media (gli stessi di qualche paragrafo fa) parlerebbero di cattivo gusto e incapacità della donna Zuckerberg di apparire in pubblico come i canoni estetici “impongono”, proprio perché a intepretarli è una donna. D’altronde viviamo in un mondo in cui ancora oggi le donne, per essere eleganti, autocostringono i propri piedi a torturarsi nei tacchi.

Probabilmente, se Mark fosse Darlene si parlerebbe della sua cellulite, e della sua pancia floscia dopo aver messo al mondo sua figlia Max; i giornalisti affronterebbero l’annoso problema della sua remise en forme e dei trucchi adottati dalla novella madre per ritornare a splendere come un tempo. Pagine e pagine sarebbero riempite da domande come “ma si è fatta la liposuzione?” (o affini) mettendo la povera donna sull’altare sacrificale della gogna pubblica e tutti (uomini e donne, sia chiaro), punterebbero l’accusatorio dito indice verso una poveretta nata con il cromosoma ics.

E mi assale una tristezza indicibile. Perché altro che pari opportunità regà.

Ah, e io sono donna. E la maggior parte delle volte mi vesto come Zuckerberg.