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La mosca della consapevolezza

Faccio parte di quella categoria di persone capaci di dispensare consigli, accogliere confidenze senza giudicare e consolare quando se ne presenta la necessità.

Far parte di questa categoria di ominidi, tuttavia, significa essere completamente incapaci di gestire la propria, di vita.

Guardo gli altri e le altrui situazioni dalla giusta distanza critica e faccio della mia stessa esistenza una pozzanghera ricolma di acqua sporca e mozziconi: oscillo tra ardore e aridità, mangio apatia a colazione e vomito struggimento quando mi metto il pigiama la sera.

Ecco, io vorrei che non arrivasse mai la sera, perché è quando cala la notte che la mosca della consapevolezza, fastidiosa, comincia a ronzare nella mia scatola cranica.

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First Love Never Die

Cosa mi manca di più? La purezza.

Volli, volli, fortissimamente volli

Altro che incatenarmi alla sedia e farmi rasare i capelli solo da un lato.
La mia forza di volontà necessiterebbe di un miracolo.

Ma magari

Magari.
Magari leggessi i libri di Fabio Volo e li trovassi piacevoli, oltre che geniali.
Magari mi piacesse Moccia e mi rispecchiassi nelle sue storie.
Magari facessi parte della generazione di The club che, nel dubbio, ama.
Magari mi chiudessi in casa a guardare il Grande Fratello per gioire e piangere lacrime formato soap opera.
Magari sbagliassi i congiuntivi e fossi inconsapevole della sua guerra (persa) contro l’indicativo imperante.
Magari mi piacesse la french manicure e mi scambiassi pareri e consigli con le mie amiche, tutte sposate, tutte madri, tutte felici della spesa al centro commerciale il sabato pomeriggio.
Magari il mio ideale di vacanza fosse il tutto incluso, il villaggio e l’ordine degli ombrelloni cromaticamente piacevoli alla vista ma che ti tolgono la vista del paesaggio.
Magari ridessi alle battute della defunta coppia Christian De Sica/Massimo Boldi formato cinepanettone.
Magari albergasse in me un po’ di inconsapevolezza.
Magari mi liberassi da tutta questa amarezza.

Silenzio

A volte è come scalare una montagna a mani nude, arrivare in cima e non sentirsi appagati neanche dal paesaggio.

Una delle prime cose che i bambini imparano, una delle poche cose che gli adulti non sanno dosare o utilizzare quando ce n’è veramente bisogno.

Parole. Dolci come il miele, affilate come coltelli, soavi come poesia, sprezzanti come cinismo.

E’ parlando che tutto comincia, e parlando tutto finisce.

Ed è il silenzio che segue le parole l’aspetto più disarmante.

Here, in the Waiting Room

Falene nello stomaco.
Le farfalle sarebbero troppo pretenziose.

Molesto fastidio, vertigini diffuse e sudore freddo.
Ingombro allo stomaco, salivazione abbondante e repulsione.

Nausea

Il centro del mio mondo interiore, ricettacolo di umori e sensazioni, si trova nella parte mediana dell’addome.
Il non luogo delle occasioni perse, delle lacrime inespresse e dell’ingombrante mancanza.

Quando tutti si dichiarano desiderosi di nuove scintille io vorrei solo un fuoco perpetuo al mio fianco.

La realtà? Una costante sala d’aspetto.

Dialoghi virtuali tra giovini del terzo millennio

S: No, basta, non parliamo più di beghe sentimentali. Parliamo di droga e Rock and Roll.

V: ….

S: Che fai ora?

V: Vado a mangiare la pastina col formaggino, e tu?

S: Io mi ascolterò un disco di Elliott Smith.