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Ci sono quelli che

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Ci sono quelli che vengono schiantati dal dolore. Quelli che diventano pensosi. Ci sono quelli che parlano del più e del meno sull’orlo della tomba, e continuano in macchina, del più e del meno, neanche del morto, di cose piccole e domestiche, ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si vede in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta; quelli che annegano nelle lacrime che versano, quelli che sono contenti, sbarazzati da qualcuno, ci sono quelli che non riescono più a vedere il morto, tentano, ma non ce la fanno, il morto ha portato con sé la propria immagine, ci sono quelli che vedono il morto ovunque, vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi tre stracci, bruciano le sue foto, cambiano continente, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore, ci sono quelli che fanno il pic-nic al cimitero e quelli che lo evitano perché hanno la tomba scavata nella testa, ci sono quelli che non mangiano più, ci sono quelli che bevono, quelli che si domandano se il loro dolore è autentico o costruito, ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza, ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con l’età-per-cui, circostanze-che-fanno-si-che, è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l’epoca, la vita, ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.

E ci sono quelli che fanno una cosa qualsiasi. Che per esempio si mettono a correre, a correre come se non dovessero mai fermarsi.

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La Fata Carabina, Daniel Pennac

Volli, volli, fortissimamente volli

Altro che incatenarmi alla sedia e farmi rasare i capelli solo da un lato.
La mia forza di volontà necessiterebbe di un miracolo.

Quando bevo la mia finzione supera di trenta volte la mia realtà

Tanto che il sentimento che si prova la mattina dopo, non appena gli occhi riescono a creare un impastato contatto visivo col mondo circostante, è assimilabile alla categoria estetica del patetico.

Patetico da qualunque lato la si guardi, ovviamente. Sia che tu abbia il vago ricordo di una serata favolosa sia che i sopracitati vaghi ricordi facciano intuire un ipotetico assoluto disastro. Non lo saprai mai per certo, l’unica sicurezza è che devi pentirti delle tue azioni. Così, per partito preso.Sabato sera ho fatto la giovane e mi sono bastati una vodka lemon e un black russian per odiare il mondo intiero, senza alcun motivo apparente e senza distinzioni.
Misantropia al massimo livello, non vedevo l’ora di tornare a casa a bearmi del tagliente cinismo del mio amico Dottor House.

Anyway, mi trovavo allo Spazio 211, luogo in cui si stava svolgendo la soulfoul night. Musica d’altri tempi, balli demodé (da tradurre con ‘molto in voga secondo gli ultimi trend’), tipica pin up seminuda sul palco eccetera eccetera. Insomma, atmosfera estiva da summer jamboree al limitare dell’autunno sabaudo.
Così, per sentirmi parte integrante del gruppo festante, ho anche accennato sinuose movenze del corpo a tempo di musica, cosa che in effetti mi ha premiato egregiamente. La mia metà mi ha infatti spiegato in cosa consiste il ballare degli esponenti del sesso maschile al summer jamboree.
Praticamente funziona così: la donna ce la mette tutta per muovere ogni muscolo del corpo a tempo e l’uomo si limita a muovere i pollici seguendo il ritmo della canzone.

E mentre ballavo una fanciulla ha fermato il piatto ritmo che animava i miei arti e mi ha chiesto ‘Ei, ma tu sei la turista di piazza Vittorio?’

Baby, io sono  turista del mondo (se solo avessi quattrini).

I gatti neri prendono appuntamento per attraversarmi la strada

Finito l’anno bisestile, subentra la crisi. Sembrano non esserci spiragli per il mio futuro, per adesso.

Ma raccontare la rava e la fava sarebbe quantomeno inappropriato e inopportuno per il novello aplomb che contraddistingue la mia persona.
La saggezza popolare ci insegna che ogni medaglia ha due lati: perché quindi fermarsi a guardarne solo uno ignorando il secondo?
Reagirò al bieco fatalismo che mi ha contraddistinto negli ultimi mesi sbirciando il retro del doblone per aprire gli occhi su quello che può offrirmi ciò che ‘possiedo’ adesso: illimitate possibilità di azione e distacco da ciò che prima mi turbava. E, plasmando a mia immagine e somiglianza l’immensa saggezza di Bridget Jones: “In momenti come questo si può scegliere. Rinunciare, e  conseguentemente accettare paranoie lontane 150 Km per poi magari finire mangiata dai pastori alzaziani della mia coscienza oppure no. Io ho scelto di no. E la vodka lemon.”

CITAZIONE

Jack! Don’t!

Chi indovina vince un bacio con la lingua dal mio alter ego.

TANTO PEPPARLA Vol. 2

L’impazienza è la madre della disperazione