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Pantomima di un dicembre precario

Mese dei regali forzati.
Mese dei buoni propositi mai mantenuti.
Mese del “mangio tanto poi mi metto a dieta a gennaio“.
Mese in cui si tirano le somme (che, visto il momento storico, sono espresse in numeri negativi).
Dicembre. Amato, odiato, indifferente Dicembre.

Ma, oltre al countdown per la fine dell’anno, Dicembre è per molti un countdown alla fine del contratto. A progetto, s’intende.

Mi rinnoveranno il contratto? Sarà ancora a progetto? Dovrò ancora portare mia madre (aka garanzia-vivente) da Mediaworld per comprare un frigorifero a rate? Le domande affollano la mente del giovine italico che, invece di pensare a come spendere l’ipotetica e quantomai utopica e inesistente tredicesima, destina parte del proprio stipendio per una pensione privata integrativa, conscio che la vecchiaia la passerà sotto il ponte della Ghisolfa.

E poi arriva il giorno. L’aria che si respira è quella da prima serata del Grande Fratello, momento di nomination ed eliminazioni. Si sciama, uno alla volta, verso l’Ufficio per ascoltare la pagella di fine anno, tra vincitori e vinti, tra “puoi fare di più” e “mi spiace, sei stato eliminato”. Chiusa la porta, prendi e porti a casa.

Ma, del reality show, manca la folla festante che ti accoglie nel mondo reale. Polemica opinionista di me stessa, so solo che per comprarmi una macchina devo portare la mamma e il papà a firmare al posto mio.

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Anche io ho una scrivania

Da oggi ho un ufficio con una scrivania, un pc, una stampante, fogli di carta e addirittura biglietti da visita.

Finalmente sono entrata nel mondo del lavoro… dalla porta sbagliata.
Nacqui 25 anni or sono. Fin dalla tenera età solevano bisbigliarmi all’ orecchio “potresti fare la scrittrice da grande sai? hai talento”. Mi hanno messo la pulce nell’orecchio insomma.
Un’aspirazione rimasta sopita per molti anni, che ha tuttavia ricominciato a  bussare alla mia scatola cranica anni fa, quando cominciai a scrivere racconti con scarsa attitudine e costanza.
Come la maggior parte dei giovini italiani mi sono laureata col pieno dei voti e per una volta ho voluto dar retta ai consigli che mi diedero quand’ancora ero in fasce. Una delle motivazioni per le quali mi sono iscritta a un master universitario di scrittura per prodotti audiovisivi. E qui ho trovato la mia vera ragion d’essere: l’ideazione. Droga e necessità, gioia e disperazione, denti senza pane: ahimè, mai campo professionale fu più ostico!
E di conseguenza si fa quel che si può: si mandano curriculum a raffica con lettere di presentazione copiaincollate e modificate all’occorrenza. E qualcuno richiama per fissare un colloquio.
Mi hanno chiamato in effetti. Un’agenzia pubblicitaria. La caverna della creatività al servizio del prodotto commerciale.
E ora anche io ho una mia scrivania. Con un pc, una stampante, fogli di carta e addirittura biglietti da visita.
No, non mi hanno preso per fare la copywriter. Vendo spazi pubblicitari.