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Ci sono quelli che

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Ci sono quelli che vengono schiantati dal dolore. Quelli che diventano pensosi. Ci sono quelli che parlano del più e del meno sull’orlo della tomba, e continuano in macchina, del più e del meno, neanche del morto, di cose piccole e domestiche, ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si vede in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta; quelli che annegano nelle lacrime che versano, quelli che sono contenti, sbarazzati da qualcuno, ci sono quelli che non riescono più a vedere il morto, tentano, ma non ce la fanno, il morto ha portato con sé la propria immagine, ci sono quelli che vedono il morto ovunque, vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi tre stracci, bruciano le sue foto, cambiano continente, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore, ci sono quelli che fanno il pic-nic al cimitero e quelli che lo evitano perché hanno la tomba scavata nella testa, ci sono quelli che non mangiano più, ci sono quelli che bevono, quelli che si domandano se il loro dolore è autentico o costruito, ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza, ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con l’età-per-cui, circostanze-che-fanno-si-che, è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l’epoca, la vita, ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.

E ci sono quelli che fanno una cosa qualsiasi. Che per esempio si mettono a correre, a correre come se non dovessero mai fermarsi.

[…]

La Fata Carabina, Daniel Pennac

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De rerum vulgarium fragmenta

La perfezione di un luogo ricolmo di libri polverosi, accatastati gli uni sugli altri, ordinati o alla rinfusa, passati di mano in mano e quindi pregni di esperienza vissuta o sognata a occhi aperti.

Camminare sovrappensiero, lasciarsi accarezzare dai titoli e dalle copertine e sentirsi,  sommariamente, in pace col globo intiero.

Ma l’orecchio, si sa, è un inconsapevole traditore delle aspettative.

 

SCENA UNICA – INT. – SALONE DEL LIBRO USATO – GIORNO

UOMO MEDIAMENTE SMARRITO
(Lo sguardo, atterrito, vaga tra i numerosi titoli presenti sulla bancarella per poi posarsi sul mastro libraro)
Mi scusi…

MASTRO LIBRAIO
Mi dica pure…

UOMO MEDIAMENTE SMARRITO
(rilassandosi alla vista del suddetto mastro)
Ha per caso i libri di Federico Mocc..
(l’uomo si interrompe bruscamente e contemporaneamente il viso del libraio si contorce in una smorfia di dolore)
No! mi scusi! Ho sbagliato autore!
(Evidente sollievo del mastro libraio)
Intendevo Fabio Volo!

MASTRO LIBRAIO
NO!

AKA De rerum vulgarium fragmenta