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Tra musica e baci, ricordo

Instancabilmente mi accompagna in ogni mio spostamento. In formato liofilizzato o diffusa direttamente nell’aere, la mia esistenza è permeata da musica.

Confluisce per osmosi e definisce stati d’animo e situazioni senza mai essere fuori luogo. Tanto che, se dovessi pensare alla mia disastrosa vita sentimentale potrei associare canzoni, cantanti o band ad ogni fidanzato o flirt.

Un primissimo amore formato borchie e capelli colorati cosa poteva avere come colonna sonora se non la discografia dei Nofx? Primi baci, primi poghi, primi concerti e prime speranze infrante.

Il primo vero, lungo e, sul finire, tormentato amore. Che, se ci penso, mi viene in mente ‘misantropo a senso unico‘ (!!!) dei Cripple Bastards: trasferte lunghissime a bordo del mio defunto pandino per raggiungere concerti e intere giornate passate a letto, cambiando vinili sul girardischi con un’onnipresente nube di fumo intorno a noi.

Un bacio fuori dal cinema, l’arrivo della primavera, una cotta che che ti toglie il fiato e che, con gli anni, prende una ben diversa forma. ‘Swing life away‘, per dirla con i Rise Against.

Tre anni e mezzo a cavallo di tre regioni, chilometri e chilometri di binari macinati in treno, in macchina e in aereo. Tante canzoni, tutte diverse tra loro, tanti dischi dei generi più disparati e, sullo sfondo, una costante nota malinconica. Against Me!, Pints of Guinness Make You Strong, forse, per dirla in musica.

E poi sentirsi rinascere, ritrovarsi avvolti nel desiderio in uno strascico di estate che sembrava non volesse finire. Giunta al termine, ha lasciato il posto il posto a nebbia e gelo. Fix You, Coldplay.

Volli, volli, fortissimamente volli

Altro che incatenarmi alla sedia e farmi rasare i capelli solo da un lato.
La mia forza di volontà necessiterebbe di un miracolo.

Silenzio

A volte è come scalare una montagna a mani nude, arrivare in cima e non sentirsi appagati neanche dal paesaggio.

Una delle prime cose che i bambini imparano, una delle poche cose che gli adulti non sanno dosare o utilizzare quando ce n’è veramente bisogno.

Parole. Dolci come il miele, affilate come coltelli, soavi come poesia, sprezzanti come cinismo.

E’ parlando che tutto comincia, e parlando tutto finisce.

Ed è il silenzio che segue le parole l’aspetto più disarmante.

Here, in the Waiting Room

Falene nello stomaco.
Le farfalle sarebbero troppo pretenziose.

Molesto fastidio, vertigini diffuse e sudore freddo.
Ingombro allo stomaco, salivazione abbondante e repulsione.

Nausea

Il centro del mio mondo interiore, ricettacolo di umori e sensazioni, si trova nella parte mediana dell’addome.
Il non luogo delle occasioni perse, delle lacrime inespresse e dell’ingombrante mancanza.

Quando tutti si dichiarano desiderosi di nuove scintille io vorrei solo un fuoco perpetuo al mio fianco.

La realtà? Una costante sala d’aspetto.

Quadrare i cerchi

Far quadrare i cerchi, levigare gli spigoli quadrati e smussare gli angoli per poi accorgersi di vivere in un paradosso.
Fa freddo e il respiro mi appanna gli occhiali. Non sento le macchine arrivare dietro di me, sento canzoni filodiffuse direttamente nelle orecchie.
Cammino circondata da nebbia. Questione di secondi prima che mi si righino le guance. Arrivano inaspettate, improvvise, salate.
Lacrime. Tante, come la mancanza e l’assenza. Tante, come tutte le cose che non ho detto, che ho lasciato dietro di me, inespresse.
Piango, adesso, dopo mesi.



MEGLIO TARDI CHE MAI (MA PRIMA SAREBBE STATO MEGLIO)

Si capisce quando sta per arrivare il grande freddo: ti svegli, metti una gamba fuori dal letto e senti l’escursione termica. Io, personalmente, cerco di ovviare a questa abissale differenza di temperatura correndo in bagno e ricreando, con l’ausilio della stufetta, un ambiente tropicale. Solo a questo punto posso rilassare le mie dolenti membra e meditare seduta tranquillamente sulla tazza, appurando che il cielo diventa sempre più grigio, di pari passo alla crescita dei miei precoci capelli bianchi da ventiquattrenne.
Ma ahimè! questi sono i tempi che furono. La meditazione da tazza sarà sostituita da un generale corri corri mattutino seguito dalla guerra al traffico milanese: sono entrata nel magico mondo degli stagisti. Finalmente direi: questo è il coronamento di tutti gli sforzi al virtuali insanity dell’ultimo anno. Dopodiché il fatidico pezzo di carta e forse, chissà, un futuro vero (speriamo) saranno nelle mie mani. All by myself.
E stasera me ne rimarrò a casa a sentire tamburellare la pioggia sulla tapparella.
Ma intanto rosico. Che potrebbe essere tutto perfetto. Ma le mutande in mezzo alle chiappe a darti fastidio ce le hai sempre.

MELASSA E CARAMELLO

Hai dovuto scavare nelle fondamenta della montagna più alta. Piano, lentamente.
Poco a poco la montagna ha cominciato a sgretolarsi, dal basso. La polvere era davvero poca.
Ma quando hai grattato via l’ultimo pezzo dell’ultima colonna portante, la montagna è venuta giù facendo un gran polverone: non vedevo niente, davanti a me. A malapena distinguevo le ombre delle cose, le persone le confondevo, facevo fatica a riconoscere gli oggetti che mi avrebbero fatto male. Li prendevo in mano, e mi ferivo.
Poi una mano tesa mi ha afferrato, dolcemente. Non vedevo il tuo volto, ma capivo che eri ferito anche tu.
Il polverone calava, e noi continuavamo a camminare insieme, mano nella mano e le nostre ferite, col tempo, si sono reciprocamente sanate.
La polvere, poi, è scomparsa e finalmente ho potuto vedere il tuo volto. Ti avevo già conosciuto, ma era come se ti vedessi per la prima volta.
E adesso non smetterò mai più di guardarti.