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Quando bevo la mia finzione supera di trenta volte la mia realtà

Tanto che il sentimento che si prova la mattina dopo, non appena gli occhi riescono a creare un impastato contatto visivo col mondo circostante, è assimilabile alla categoria estetica del patetico.

Patetico da qualunque lato la si guardi, ovviamente. Sia che tu abbia il vago ricordo di una serata favolosa sia che i sopracitati vaghi ricordi facciano intuire un ipotetico assoluto disastro. Non lo saprai mai per certo, l’unica sicurezza è che devi pentirti delle tue azioni. Così, per partito preso.Sabato sera ho fatto la giovane e mi sono bastati una vodka lemon e un black russian per odiare il mondo intiero, senza alcun motivo apparente e senza distinzioni.
Misantropia al massimo livello, non vedevo l’ora di tornare a casa a bearmi del tagliente cinismo del mio amico Dottor House.

Anyway, mi trovavo allo Spazio 211, luogo in cui si stava svolgendo la soulfoul night. Musica d’altri tempi, balli demodé (da tradurre con ‘molto in voga secondo gli ultimi trend’), tipica pin up seminuda sul palco eccetera eccetera. Insomma, atmosfera estiva da summer jamboree al limitare dell’autunno sabaudo.
Così, per sentirmi parte integrante del gruppo festante, ho anche accennato sinuose movenze del corpo a tempo di musica, cosa che in effetti mi ha premiato egregiamente. La mia metà mi ha infatti spiegato in cosa consiste il ballare degli esponenti del sesso maschile al summer jamboree.
Praticamente funziona così: la donna ce la mette tutta per muovere ogni muscolo del corpo a tempo e l’uomo si limita a muovere i pollici seguendo il ritmo della canzone.

E mentre ballavo una fanciulla ha fermato il piatto ritmo che animava i miei arti e mi ha chiesto ‘Ei, ma tu sei la turista di piazza Vittorio?’

Baby, io sono  turista del mondo (se solo avessi quattrini).

Ua ua ua

Ieri sera sono apparsa in società.
Sono andata a vedere, col mio accompagnatore, la Spaghetti Western Orchestra al teatro Ciak. Non li conoscevo assolutamente ma, avendone vinti i biglietti, mi sono buttata verso l’ignoto, posizione poltronissima.
Insomma, già pregustavo una sonora dormita teatrale in quanto non avvezza a show di questo calibro. E invece le due ore del concerto sono letteralmente volate. Una sola parola, fastasticamente stuplendidi.
Immersi nelle atmsfere del far west, era uno spettacolo a metà tra il teatro comico e il concerto… e che concerto. Erano in cinque e suonavano come fossero in cento, con effetti sonori degni dei migliori film.
Hanno suonato le bottiglie di birra, un marchinegno di cui non ricordo il nome e, pare, anche un tagliaunghie!
Insomma, stamattina mi sono alzata canticchiando l’intro de “il buono, il brutto e il cattivo”.
UaaaUaaaUaaaa

Che noia?

Ieri sera sono andata a vedere Nick Cave al traffic. Molto interessante la performance del barbutissimo chitarrista, che utilizzava una minuscola chitarra per bambini.

Per il resto, stasera mi sono giocata il turno di domani al call center a pari e dispari. Ho ovviamente perso e conseguentemente rimango a casa. Il mondo del lavoro diventa sempre più interessante.

L’ATTESA CI DIVORA

In realtà io vorrei la reunion

www.myspace.com/phppsycholidayproject

I CONVENEVOLI NON SONO MAI ABBASTANZA

La solita acqua a secchiate. Una costante che ci accompagna durante le soste nel solito supermercato di provincia e nei tragitti in macchina.
E ovviamente, in mezzo a tutta quell’acqua, abbiamo perso la retta via. Ma essendo io una grande navigatrice (benché questa affermazione non troverà plebisciti di sorta), siamo giunti a destinazione, con tutte le ossa nell’esatto posto in cui anatomicamente dovrebbero trovarsi.

Un paese della Brianza che ogni volta raggiungo facendo strade diverse
.

Ho come l’impressione che Mezzago non esista o che, perlomeno, sia una cittadina dotata di ubicazione variabile.
Lì, ho incontrato parte del mio albero genealogico. I convenevoli, purtroppo, non sono mai abbastanza.
La serata è terminata col mio corpo ricurvo sulla tazza del water e con mio fratello che spegne la luce di camera mia chissà da quanto tempo accesa, mentre io dormo attorcigliata al cuscino.
Mi ha detto che avevo il braccio molto vicino all’interruttore dell’abat jour, ma evidentemente non ho trovato la forza di schiacciare il tasto e mi sono addormentata prima.

Comunque ieri sera sono andata a vedere

Le luci della centrale elettrica.

Lì, sul momento, non ho apprezzato. Vuoi la pioggia appena passata, vuoi lo spostamento del concerto all’interno, vuoi la pessima acustica, vuoi che siamo arrivati tardi, vuoi vuoi vuoi.
Ma stamattina mi sono svegliata col timpano mutato e con l’arsura imperante, e ho cambiato opinione.
E anche questo non troverà plebisciti. Ma le orecchie sono mie, soprattutto quando guido io.

Io stasera vado qua, e voi?

Il pubblico era vario. Dal bambino che ballava col padre (sbronzo), all’uomo in carriera che appena uscito dall’ufficio, con ancora la cravatta, e con sicuramente un negroni in corpo, intonava a squarciagola il ritornello di ‘come mai‘.
Anche mia madre non ha potuto che esprimere, con una smorfia, tutta la sua perplessità, nello scoprire che avrei preso parte al grande evento pezzaliano.
Ebbene, presi parte all’evento, e mi divertii pure.
Mi ha fatto strano che, finito il concerto, Max abbia detto "scusate".. e de che? mi sono pure divertita!
Quindi più concerti di Max per tutti. Che fanno bene.

(De revolutionibus Serenae)