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Distruzione di un idillio

Stamattina mi sono svegliata di buon umore.

Alle otto in punto ero fuori casa, la macchina non era ghiacciata e per strada di traffico neanche l’ombra. Sono arrivata in stazione in anticipo e durante il tragitto a piedi non mi sono congelata le pudenda: sole, cielo azzurro e Jeff Buckley nelle orecchie.
Il treno non ha fatto ritardo e sono arrivata in ufficio in orario perfetto, con l’idea che sarebbe stata una splendida giornata.

Poi è arrivata la segretaria e mi ha chiesto di aiutarla a fare l’albero di Natale.

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Il nulla è male (lo dicevano anche nella storia infinita)

Ma come facevano i nostri antenati a stare otto ore in ufficio e a uscire indenni dai tempi lavorativi morti senza sollazzarsi con cybermondo?

No perché il mio tempo morto sta durando dalle ore 12 antimeridiane, momento nel quale ho finito di compilare un esaltante foglio di excel.

IO CI VOGLIO CREDERE, E TU? (Cit.)

Continua a nevicare, ininterrottamente, da 24 ore.
Continuo a stare male, ininterrottamente, da molti mesi.
Prima o poi smetterà di nevicare.
Prima o poi smetterò di star male.
Grazie a Dio esiste il sillogismo aristotelico, utilizzato ad erroneo uso e consumo per creare delle personali e temporanee verità.
Agli occhi altrui può sembrare che non mi manchi niente: ho studiato, mi sono laureata nei tempi prestabiliti, ho fatto un master per cercare di realizzare i miei sogni, ho una famiglia che mi vuole bene e si cura di me, ho un ragazzo che mi ama nonostante io sia tendenzialmente psicotica, ho degli amici, ho un futuro. Ma perché mi fa così paura pensare a quest’ultimo aspetto della mia vita?
un bacio con la lingua a chi sa darmi la riposta.
Se mi fermo a osservare le persone intorno a me, mi sembra che loro abbiano qualcosa che io non ho, o forse ho smarrito: la speranza. La speranza che andrà tutto bene, che sarò abbastanza forte, che incontrerò persone nuove che mi aiutino a spremere tutte le mie potenzialità, che mi cerchino e che mi facciano sentire un tassello importante nelle loro vite, perché adesso mi sento messa in disparte.
Se Peter Pan era alla ricerca della sua ombra, io sto cercando quella scatole in cui avevo riposto tutte le mie speranze e i miei sogni.

GLI INCUBI SONO I PROMEMORIA DEI TUOI SCHELETRI NELL’ARMADIO

Nel primo sogno ti sei rifiutato di parlarmi.
La seconda volta mi sono svegliata di soprassalto sperando di non addormentarmi più, tanta era la paura. E  nel sogno c’eri tu.
E’ un pensiero inconsciamente sopito, che qualche volta si rifà vivo sotto mentite spoglie.
Lo ricordo benissimo, te l’avevo detto quella volta sotto la pioggia: avevo l’impressione che sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti, o almeno l’ultima volta che avremmo scambiato due parole.
Sono tornata a casa e nella mia stanza ho pianto, perché non ho avuto il tempo di capire i miei sbagli e scandagliare i diversi mondi possibili.
E adesso sono ancora qui, più sola di prima.
E’ una casa dai muri sottili, riesco a sentire la felicità altrui mentre io gioco con l’eco della mia voce.
Io non ho più la forza di venirvi a cercare. Sorprendetemi e cercatemi voi. Ne ho bisogno.

LA DISCESA NEGLI INFERI
Scesa dal treno mi armo di pazienza e voglia di camminare e comincio la mia giornata sabauda, col fine di cercarmi una dimora.
La prima stanza da visitare si trova in una casa abitata da due coniugi che affittano la stanza degl figlio (cit.) che, ormai grande, ha lasciato la casa natia.
Zaino in spalla, sacco a pelo sotto il braccio, mi reco all’indirizzo comunicato e suono il campanello. La porta si apre e sono immediatamente investita da una penosa sensazione di angustia e soffocamento: benché siano le tre del pomeriggio, tutte le persiane della casa sono chiuse e ornate da pesanti tende.
I due coniugi vengono, cordiali e un po’ imbarazzati, a stringermi la mano per poi farmi strada verso la stanza a me destinata. La porta si apre e mi ritrovo in un mausoleo di papi defunti: sulla parete dietro al letto è appesa una gigantografia di papa Ratzingher e ai lati di questa numerose fotografie di papi ormai defunti. Appesi alle pareti troneggiano numerosi crocifissi. Ho avuto paura: ho pensato che si trattasse di un imboscata con conseguente sacrificio di me medesima al signor iddio.
"questa è la stanza di nostro figlio. L’affitto mensile è di 300 euro. Se ogni tanto, la sera, vuoi cucinarti qualcosa che ti sei comprata sei libera di farlo, ma non sempre. Se vuoi farti la doccia, avvisaci iil giorno prima, così ci mettiamo d’accordo. Di fondamentale importanza, per noi, è che non inviti uomini a casa… sai, siamo in un condominio! al massimo puoi chiamare qualche tua amica per studiare".
Tra un rantolo e l’altro per soffocare le risate ho riferito che avrei richiamato l’indomani per comunicare la mia decisione.
Ecco che prende la parola l’uomo di casa. Forse confuso dal mio aspetto da profuga in cerca di dimora mi ha chiesto: "ma tu ce li hai i genitori"?
avrei voluto rispondere che sono figlia dell’amore del signore il quale, potente nel suo essere, ha pensato che farmi nascere da un atto carnale sarebbe stato troppo disgustoso, e che conseguentemente sono nata per generazione spontanea.
Ho, invece, risposto con un secco "si", guadagnando l’uscita.
Non c’è mai fine all’orrido.

GRAZIE A IDDIO ESISTONO I FILM

Una fonte continua di evasione. Cosicché per quell’ora e mezzo standard (a volte due e anche tre) io possa annullare il rancore che ho dentro per entrare in altri mondi, perfetti nella loro finzione.
Non ho altro da aggiungere, sarebbe solo ulteriore fiato sprecato e ne ho parlato fin troppo. Ho la nausea per le mie stesse parole: la sfiga ha incantato il suo disco su di me.
Ma bando alla ciance e ritorniamo alle vecchie abitudini che, appartenendo al passato, sono sicuramente buone. Ottica del ‘si stava meglio quando si stava peggio’.
Stasera ho allietato il mio rancore adornato da un precoce raffreddore con

In un’Inghilterra dilaniata da intrighi politici e lotta religiosa, Elizabeth si spoglia della propria umanità per diventare Regina.

E’ sempre stato il mio sogno abbandonare sentimentalismi e ragioni di cuore per diventare una donna glaciale. Brrr.

L’EMAIL DELLA DISPERAZIONE
OVVERO
LETTERA DI PRESENTAZIONE AKA CERCO STAGE DISPERATAMENTE (ANCORA)

Mi chiamo Caia Sempronia e scrivo per qualcosa che, forse, avrete già intuito: sono alla ricerca disperata di uno stage.
Nell’ultimo anno ho frequentato un master universitario in Editing e scrittura di prodotti audiovisivi presso il Virtual Reality and Multimedia Park di Torino. Finite le lezioni ho atteso con ansia l’inizio di uno stage, per poter finalmente applicare mente e corpo in attività che hanno luogo nel mondo reale e non tra le quattro ovattate mura di un’aula universitaria. Forse l’anno bisestile ha creato uno smottamento planetario con ripercussioni sul mercato del lavoro, perché dopo svariati masi sono ancora qui a cercare qualcuno disposto a offrirmi una possibilità formativa e lavorativa semi-gratuita.
Cosa posso offrirvi? tutte le cose che mi sono state insegnate, farcite da spirito fantasioso. So scrivere trattamenti, sinossi, sceneggiature; so gestire telefonate in entrata e in uscita, sono fornita di sano spirito organizzativo (anche se potrebbe sembrare il contrario) e imparo velocemente. In più so cambiare l’acqua ai pesci rossi in cattività.
Se avete bisogno di una persona a cui trasmettere tutte le vostre grandissime conoscenze riguardo una produzione audiovisiva, mi candido come allieva modello.
Se poi siete dubbiosi riguardo la mia sanità mentale, allego il mio curriculum vitae cosicché possiate capire che sono una ragazza come tante altre.
In attesa di un eventuale risposta

Saluti