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Quando bevo la mia finzione supera di trenta volte la mia realtà

Tanto che il sentimento che si prova la mattina dopo, non appena gli occhi riescono a creare un impastato contatto visivo col mondo circostante, è assimilabile alla categoria estetica del patetico.

Patetico da qualunque lato la si guardi, ovviamente. Sia che tu abbia il vago ricordo di una serata favolosa sia che i sopracitati vaghi ricordi facciano intuire un ipotetico assoluto disastro. Non lo saprai mai per certo, l’unica sicurezza è che devi pentirti delle tue azioni. Così, per partito preso.Sabato sera ho fatto la giovane e mi sono bastati una vodka lemon e un black russian per odiare il mondo intiero, senza alcun motivo apparente e senza distinzioni.
Misantropia al massimo livello, non vedevo l’ora di tornare a casa a bearmi del tagliente cinismo del mio amico Dottor House.

Anyway, mi trovavo allo Spazio 211, luogo in cui si stava svolgendo la soulfoul night. Musica d’altri tempi, balli demodé (da tradurre con ‘molto in voga secondo gli ultimi trend’), tipica pin up seminuda sul palco eccetera eccetera. Insomma, atmosfera estiva da summer jamboree al limitare dell’autunno sabaudo.
Così, per sentirmi parte integrante del gruppo festante, ho anche accennato sinuose movenze del corpo a tempo di musica, cosa che in effetti mi ha premiato egregiamente. La mia metà mi ha infatti spiegato in cosa consiste il ballare degli esponenti del sesso maschile al summer jamboree.
Praticamente funziona così: la donna ce la mette tutta per muovere ogni muscolo del corpo a tempo e l’uomo si limita a muovere i pollici seguendo il ritmo della canzone.

E mentre ballavo una fanciulla ha fermato il piatto ritmo che animava i miei arti e mi ha chiesto ‘Ei, ma tu sei la turista di piazza Vittorio?’

Baby, io sono  turista del mondo (se solo avessi quattrini).

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LA DISCESA NEGLI INFERI
Scesa dal treno mi armo di pazienza e voglia di camminare e comincio la mia giornata sabauda, col fine di cercarmi una dimora.
La prima stanza da visitare si trova in una casa abitata da due coniugi che affittano la stanza degl figlio (cit.) che, ormai grande, ha lasciato la casa natia.
Zaino in spalla, sacco a pelo sotto il braccio, mi reco all’indirizzo comunicato e suono il campanello. La porta si apre e sono immediatamente investita da una penosa sensazione di angustia e soffocamento: benché siano le tre del pomeriggio, tutte le persiane della casa sono chiuse e ornate da pesanti tende.
I due coniugi vengono, cordiali e un po’ imbarazzati, a stringermi la mano per poi farmi strada verso la stanza a me destinata. La porta si apre e mi ritrovo in un mausoleo di papi defunti: sulla parete dietro al letto è appesa una gigantografia di papa Ratzingher e ai lati di questa numerose fotografie di papi ormai defunti. Appesi alle pareti troneggiano numerosi crocifissi. Ho avuto paura: ho pensato che si trattasse di un imboscata con conseguente sacrificio di me medesima al signor iddio.
"questa è la stanza di nostro figlio. L’affitto mensile è di 300 euro. Se ogni tanto, la sera, vuoi cucinarti qualcosa che ti sei comprata sei libera di farlo, ma non sempre. Se vuoi farti la doccia, avvisaci iil giorno prima, così ci mettiamo d’accordo. Di fondamentale importanza, per noi, è che non inviti uomini a casa… sai, siamo in un condominio! al massimo puoi chiamare qualche tua amica per studiare".
Tra un rantolo e l’altro per soffocare le risate ho riferito che avrei richiamato l’indomani per comunicare la mia decisione.
Ecco che prende la parola l’uomo di casa. Forse confuso dal mio aspetto da profuga in cerca di dimora mi ha chiesto: "ma tu ce li hai i genitori"?
avrei voluto rispondere che sono figlia dell’amore del signore il quale, potente nel suo essere, ha pensato che farmi nascere da un atto carnale sarebbe stato troppo disgustoso, e che conseguentemente sono nata per generazione spontanea.
Ho, invece, risposto con un secco "si", guadagnando l’uscita.
Non c’è mai fine all’orrido.

IL BACCANALE E’ UN RITROVO DI CELEBRI BEVITORI

Il week end passato mi sono recata allo Shout col mio fido Pandino e la mia fida Giulia.
La presenza delle toghe ha creato un bug spaziotemporale, tanto che credo di aver assistito a un baccanale più che a un party. Non tanto perché siano avvenuti fenomeni orgastici, sia chiaro. Io mi riferivo agli ettolitri di alcool versati.
Questo è quanto.
E poiché non mi va di scrivere della mia probabile permanenza milanese ad agosto a causa di un possibile stage molesto, inauguro una sezione estiva: la sezione film.
In attesa di colloquio c’è ben poco da fare. Se non scrivere, mangiare con moderazione e guardare film e serie tv. Ma sia chiaro che io i film li guardo tutto l’anno.
è una cosa così, tantopepparlà.

ERGO

Ieri ho guardato Le vite degli altri


Film di Florian Henckel von Donnersmarck. del 2006.
Ambientato nella Germania dell’Est prima della caduta del muro.
I like it.

L’osservazione critica del prossimo rende umana anche la persona più rigida e severa.
(anche se spiare è sbagliato.)

Eh si, dovrei burrarmi nella critica cinematografica, soprattutto per la mia prolissità.